La posizione dell’intersindacale medica sulla questione del punto nascita dell’ospedale di Cavalese


I rappresentanti delle sigle sindacali della dirigenza medica e sanitaria, a nome dei propri iscritti, ritengono doveroso prendere per la prima volta ufficialmente posizione rispetto alla questione dei punti nascita degli ospedali di valle ed in particolare di quello dell’ospedale di Cavalese.

Abbiamo letto più volte che l’indisponibilità di un servizio (nella fattispecie del punto nascita) dequalificherebbe la struttura ospedaliera preludendo alla sua chiusura, ma riteniamo queste affermazioni improprie nonché irrispettose nei confronti dei molti colleghi che quotidianamente svolgono la propria attività negli altri reparti di tali ospedali, garantendo alla popolazione del territorio prestazioni professionalmente qualificate indipendentemente dalla presenza del punto nascita. Sarebbe invece proprio la presenza di un servizio non in grado di erogare prestazioni in sicurezza a costituire un elemento dequalificante della medesima struttura ospedaliera. Dobbiamo infatti tenere ben presente che nel caso di un punto nascita la sicurezza non è data solo dalla mera presenza in turno di un pediatra ma anche dalla effettiva disponibilità nell’arco delle 24 ore di tutti gli altri servizi necessari per affrontare un’eventuale vera urgenza, ivi compreso ad esempio il servizio trasfusionale.

Pur riconoscendo che la Provincia e l’Azienda sanitaria abbiano cercato nel tempo di mettere in atto diverse iniziative finalizzate a garantire ai cittadini delle zone periferiche – cittadini che non possono e non devono essere considerati di serie B – la salvaguardia dei servizi in grado di operare con tempestività e in sicurezza, riteniamo di dissentire profondamente sull’ultima iniziativa assunta dall’Azienda sanitaria di ricorrere a una “rotazione” dei pediatri degli ospedali di Trento e Rovereto per consentire la continuità assistenziale presso il punto nascita di Cavalese. È del tutto condivisibile pertanto quanto già dichiarato dal Presidente dell’Ordine dei Medici di Trento relativamente al fatto che «per garantire un servizio a pochi, non si può sguarnire il servizio offerto a molti».

Risulta infatti del tutto evidente che lo stesso numero di professionisti, assunti per soddisfare il fabbisogno assistenziale negli ospedali in cui operano (i cosiddetti centri “hub”, ovvero di riferimento provinciale), non può contemporaneamente fornire il volume di attività necessario a garantire i fabbisogni di ulteriori ospedali soddisfacendo gli imprescindibili standard di sicurezza ripetutamente ribaditi dalle società scientifiche e dal Ministero della Salute.

Ci sentiamo quindi di condividere la posizione assunta dai colleghi pediatri che pur a fronte di un’offerta economica certamente allettante hanno rinunciato ad assumere un impegno che non avrebbe garantito quella qualità e quella sicurezza su cui tutte le partorienti debbono poter contare a prescindere dal territorio in cui risiedono.

AAROI-EMAC; ANAAO – SNABI; ANPO; CIMO; FASSID (AIPAC, AUPI, SINAFO, SNR); FVM – SIVeMP